SI Fest 2013 Specie di Spazi


Settembre 2013 – In piazza Borghesi, nell’ambito del SI Fest #23 intitolato Specie di spazi, la Bottiglia articola la propria riflessione sullo spazio liquido: un ambiente né chiuso né aperto, capace di astrarre dal contesto chiunque partecipi e coinvolgerlo, per qualche momento, in intense relazioni estetico-ricreative. Un vuoto denso di umanità. Un pieno che defluisce e rifluisce come il fascino primordiale della condivisione

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La Bottiglia inaugura il 13 Settembre 2013 alle ore 20.00 il Si-Fest di Savignano sR. e rimane in esposizione fino al 15. L’inaugurazione sarà preceduta dal concerto d’archi “Acqua di tutti string quartet”


Specie di spazi in bottiglia

di Claudio Ballestracci

Così inizia Specie di spazi di Georges Perec: “Oggetto di questo libro non è propriamente il vuoto, semmai ciò che vi è intorno oppure dentro”. Segue, immediato, il rimando alla figura 1, con cui il volumetto si apre, ossia la “Carta dell’oceano” (inesorabilmente vuota), tratta da La caccia allo Snark di Lewis Carroll.

E così Perec si congeda in chiusura: “Lo spazio si dissolve come la sabbia scorre tra le dita. Il tempo se lo porta via, lasciandomene soltanto qualche informe brandello…”. Sembra un’eco delle parole di Goffredo Parise: “Avendo girato molto il mondo, sentivo sciogliere tra le dita fino a diventare polvere qualche cosa che è il nucleo essenziale della persona umana, cioè il suo territorio”.

sud ouest perigueux immagineSull’onda di queste e altre suggestioni mi piace pensare che lo spazio sia ora la piazza da cui affiora una bottiglia, come sulla superficie dell’oceano. La grande bottiglia non c’era, come non c’erano le parole di Perec prima che lasciassero traccia sulla carta creando, con le loro minuziose descrizioni, mondi, spazi.  L’apparizione della bottiglia auditorium è un’idea, dapprima abbozzata su un foglio, discussa a più riprese, ridisegnata in forma di progetto esecutivo, costruita con l’aiuto di più persone, varie volte smontata e rimontata prendendo forma, volta per volta, in spazi diversi. È un’invenzione, un disegno in una piazza che diventa spazio da vivere in estrema temporaneità. La piazza come il foglio di Perec, su cui disegniamo una specie di spazio in dissolvenza, perché al termine dei tre giorni sparirà di nuovo lasciando a noi l’idea di quel luogo, un’altra possibile idea di spazio a testimoniare il messaggio che è racchiuso nel titolo del libro di Perec, cui si ispira il festival di fotografia 2013, come pure nella nostra invenzione, monumento etico tra sogno e denuncia. 

Tre, i temi: lo spazio, che non esiste mai perché si dissolve e si ricrea di continuo; la bottiglia che, per sua natura, dà forma allo spazio intorno a sé nel momento in cui racchiude in sé uno spazio; infine l’acqua, che sembra la perfetta metafora di ogni specie di spazio in quanto assume la forma di ciò che di volta in volta la contiene delimitandola nello spazio ma, non appena quella forma s’infrange o si dissolve, essa pure scorre via assumendo nuove forme e abitando nuovi spazi.

Si legge nel Tao te Ching di Lao Tzu: “Uniamo tra loro i raggi di una ruota, ma è il buco al centro che fa muovere il carro. Diamo forma all’argilla per creare un vaso, ma è il vuoto al suo interno che contiene tutto quello che vogliamo. Fabbrichiamo una casa con il legno, ma è il suo spazio interno che la rende vivibile”.

 

 

 

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